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Terremoto in Turchia, almeno 57 morti
8 mar
Ankara, (Ansa) – E’ sinora di 57 morti e 100 feriti il bilancio del violento sisma che ha colpito una vasta area poco abitata della Turchia centro-orientale.
La scossa – registrata dall’Osservatorio di Kandilli ad Istanbul – ha avuto una magnitudo di 6 gradi sulla scala Ricther ma un’intensità di 8 gradi. Il sisma è stato avvertito alle 4:32 del mattino (le 3:32 in Italia) ed è durato un minuto.
Dopo la prima scossa se ne sono succedute altre 30 di assestamento di intensità minore.
Operai Vinyls all’Asinara, ecco il diario. Giovedì l’arrivo dei colleghi Alcoa
2 mar
Asinara, (La Nuova Sardegna) – I lavoratori dell’Alcoa di Portovesme hanno accolto l’invito: giovedì mattina una delegazione formata da circa 40 operai sbarcherà all’Asinara, sull’«isola dei cassintegrati» occupata dai colleghi della Vinyls di Porto Torres. I dettagli della trasferta sono ancora da mettere a punto, ma l’a ssemblea generale svoltasi ieri nella fabbrica del Sulcis ha risposto positivamente all’appello lanciato dall’Asinara: «Unitevi a noi». Intanto i lavorarori Vinyls continuano da cinque giorni il pacifico presidio nell’ex-isola carcere. Ecco, raccontato da loro stessi, come hanno trascorso il primo marzo, ora per ora.
1 marzo 2010
Ore 04.17: Il silenzio della notte è interrotto da un tonfo fragoroso. Sarà un sabotaggio? No, è Gianmario che cercando sua moglie Mariella e non trovandola, è caduto dal letto. Ci riaddormentiamo.
Ore 6: I ragazzi della cooperativa, purtroppo abituati a svegliarsi all’ora delle galline, ci buttano giù dai letti, portandoci un caffè, a dir la verità una lontana parvenza di questo. Il gusto era di acqua torbida, ma ci ha svegliati ugualmente.
Ore 6.30: La nostra guida, il caprone Andria, ci porta verso una spiaggia da lui solo conosciuta: è il ritrovo di tutte le capre, noi pensiamo siano le sue fidanzatine.
Ore 7.30: Un gruppo si avventura verso Cala Sabina. Qualcuno crede di essere Indiana Jones all’Asinara e si avventura in scarpe da tennis leggere. Un novello Toro Seduto, Pietro Marongiu, che Michele Cossu ci dice capo della tribù Hunkpapa, inneggia un rito propiziatorio per la risoluzione della nostra vertenza. Manitou, siamo sicuri, prenderà atto delle sue richieste.
Ore 9: Cara zia Pietrina Fancellu in Desole… non si preoccupi, Pietro e Quirico dal giorno dell’equivoco, vanno d’amore e d’accordo.
Ore 10: Nuovi arrivi a Cala Reale. Gianni Nieddu, novello caronte, va a prendere i nuovi dannati e li porta in carcere. Sono 5.
Ore 11: Viene a visitarci Giuseppe Grieco, prosindaco in pectore dell’Asinara, cioè uomo tutto fare dell’Ente parco. Si informa se c’è qualcosa di cui abbiamo bisogno. Questo avviene tutte le mattine. È in collegamento diretto con la sede amministrativa del parco e con la sede operativa dell’Ente guidata in maniera magistrale dall’ingegner Pier Paolo Congiatu. Ringraziamo tutto lo staff dell’Ente parco.
Ore 12.30: Discussione con l’Ente foreste sulla nostra vertenza. Sono tutti barbaricini. Apprezziamo la loro saggezza e determinazione espressa in poche, semplici parole, che rimangono scolpite nelle nostre menti, come un’opera di Enrico Mereu, lo scultore dell’isola.
Ore 13.30: Pranzo. In chiusura ringraziamo quella santa, perché lo sopporta, moglie di Pietro Marongiu, che ci ha mandato una torta di mele. Grazie a Margherita per aver fatto passare qualche minuto d’estasi alle nostre papille gustative.
Ore 14.30: Finalmente! Una grandiosa notizia: gli operai dell’Alcoa si stanno organizzando per venirci a trovare. Pensiamo che sia giunta l’ora dell’unione delle lotte operaie di tutta la Sardegna. Visto che ci sono i pastori e altri lavoratori dell’i sola, pensiamo sia arrivata la riscossa dell’intera classe lavoratrice. Forse è un illusione o un sogno, ma i sogni aiutano a vivere meglio e a volte si avverano, e non è una frase di Marzullo.
Ore 14.45: Andrea Spanu, il nostro eroe di internet, che ci permette di comunicare col mondo esterno, ci fa vedere le meraviglie che ha immortalato stamattina. È anche, e soprattutto, un grande fotografo. Riesce con le sue istantanee a descrivere i nostri stati d’animo di fronte a queste bellezze della natura.
Ore 16: Escursione pomeridiana nell’isola. Conosciuto il falco pellegrino ribattezzato da noi “Lama”, famosissimo sindacalista degli anni ’70 e ’80, non perchè fosse un vero falco, ma perchè come questo volatile difendeva gli operai come la madre difende i suoi falchetti.
Ore 18.30: Chiacchierata con l’amico Arturo, caposquadra dell’Ente foreste e capo spirituale di 15 lavoratori barbaricini che stanno facendo un servizio prezioso sull’isola. Parlando con loro sentiamo l’unione fra il mondo operaio industriale e quello delle campagne.
Ore 19: È ormai buio. Riflettiamo su quanto arriva dal mondo esterno. Qualcuno, una minoranza insignificante, pensa che noi siamo in villeggiatura. Sappiano che il fatto che le nostre pene siano appena alleviate dalla bellezza della natura che ci circonda, non ci fa dimenticare la situazione in cui siamo. Salutiamo anche loro.
Vinyls, gli operai occupano l’Asinara
25 feb
di Gianni Bazzoni
Sassari, (La Nuova Sardegna) – L’isola dell’Asinara è stata ‘occupata’ questa mattina da 15 operai della Vinyls di Porto Torres, l’azienda chimica in amministrazione controllata per la cessione della quale sono in corso trattative tra Eni e la Ramco del Qatar.
“Alla Rai prende il via ‘L’isola dei famosì – ha detto uno degli operai – qui all’Asinara noi da oggi cominciamo ‘L’isola dei cassintegratì e non ce ne andremo fino a quando non sapremo qualcosa sul nostro destino”.
Gli operai sono arrivati nell’isola, che dopo essere stata sede del carcere di massima sicurezza più famoso d’Italia è ora parco nazionale, con il traghetto che garantisce i collegamenti e hanno annunciato la loro decisione di cominciare ‘L’isola dei cassintegratì ai funzionari del Parco.
Altri colleghi degli operai della Vinyls stanno occupando da 50 giorni la torre aragonese di Porto Torres, decisi, come coloro che oggi sono arrivati all’Asinara, a non abbandonare la protesta fino alla conclusione delle vertenza.
Vinyls, gli arabi riaccendono la speranza
24 feb
di Gianni Bazzoni
Sassari, (La Nuova Sardegna) – Nuovo passo avanti degli arabi della Ramco Group verso l’a cquisto di Vinyls e dell’intera catena del cloro. Ieri a Roma, al tavolo del ministero dello Sviluppo economico, la società del Qatar ha raggiunto una intesa di massima con l’Eni per la fornitura di materie prime e cessione degli asset. Entro dieci giorni è prevista la firma di un protocollo sull’elenco dei cespiti da trasferire. Prudenza in Sardegna, ma si riaccende la speranza.
Finora mancavano notizie certe dal principale attore della trattativa, cioè l’Eni. Anzi, le dichiarazioni dell’a mministratore delegato Paolo Scaroni («La chimica del cloro è finita») non avevano lasciato neppure uno spiraglio aperto. Fino a quando non sono comparsi gli arabi, pronti non a portare a casa singoli pezzi ma interessati all’intera catena del cloro. Si è perso un sacco di tempo, con meline più politiche che tecniche e ostruzionismi che hanno fatto saltare le scadenze e svuotato gli incontri.
La lotta di un manipolo di lavoratori, arroccati nella Torre Aragonese di Porto Torres, ha tenuto in piedi la vertenza. Ora c’è un passo avanti, da valutare con prudenza ma anche con spirito costruttivo. «Siamo determinati a mantenere la chimica di base in Italia – ha detto il ministro Claudio Scajola – e stiamo facendo ogni sforzo per garantire a Vinyls un futuro di sviluppo produttivo e occupazionale. L’incontro di oggi è un passo importante in questa direzione». Niente da dire se non ci fossero alcuni precedenti, uno su tutti: «La chimica è strategica per il paese e va tutelata», così aveva detto il ministro, salvo poi vedere come sono andate a finire le cose.
La prudenza, quindi, è d’obbligo. Ma almeno alcune cose scritte ci sono. Intanto l’accordo del 12 novembre 2009 per la fornitura a Vinyls dei servizi e delle materie prime (etilene e dicloroetano) al prezzo concordato, che attualmente è inferiore ai prezzi di mercato. L’Eni ha confermato la disponibilità a estendere l’a gevolazione.
Incoraggiante l’accordo di massima raggiunto tra Eni e Ramco sul trasferimento degli asset di Assemini, Marghera e Cirò Marina (il clorosoda in Sardegna e Veneto e e la salina in Calabria) con l’o biettivo di ricomporre il ciclo della filiera del cloro. L’intesa sarà discussa con le autorità locali e con le organizzazioni sindacali.
La strada è quella proposta dagli arabi della Ramco: tutto o niente. Gli imprenditori del Qatar, infatti, non intendono acquisire solo Vinyls, che è un impianto a valle del sistema, ma puntano a rilevare dall’Eni anche le produzioni a monte, in sostanza tutta la catena del cloro per proseguire a ciclo completo le attività di Cvm e Pvc. Per arrivare a definire l’operazione, la Ramco ha dato anche la disponibilità ad affittare provvisoriamente il ramo d’azienda pur di sbloccare in tempi rapidi la vicenda e riavviare la produzione.
In effetti è una corsa contro il tempo e più passano i giorni più diminuiscono le possibilità di riavviare con successo gli impianti.
Non è ancora troppo tardi, ma non possono essere ammessi altri intoppi, altrimenti rischia di fare saltare tutto per aria e di cancellare anche il percorso che, con grande fatica, è stato costruito finora. Entro 10 giorni Eni e Ramco Group firmeranno l’i ntesa sull’elenco degli asset da cedere, e l’auspicio è che non ci siano sorprese. Nel frattempo i responsabili di Ramco hanno confermato l’impegno a prendere contatti con i commissari di Vinyls per concordare i passi successivi. Ieri è stata anche presentata una bozza (non può essere definita in altro modo) di Piano industriale per l’intero ciclo del cloro: si pone l’obiettivo ambizioso (e certamente possibile) di risalire dall’attuale 28 al 40 per cento di quota di mercato del Pvc in Italia (oggi la potenzialità tecnica degli impianti è del 42 per cento). Certo, occorre vigilare e trovare conferme concrete alle parole, troppe volte ripetute, di chi sostiene di voler mantenere la chimica di base in Italia.
Sant’Antonio da Padova: 15mila all’ostensione nel primo giorno
15 feb
Oltre quindicimila pellegrini hanno varcato la soglia della basilica pontificia di Sant’Antonio mettendosi in coda costantemente da prima dell’alba fino a questa sera quando poco dopo le 20 la basilica ha chiuso.
“Sono rimasto sbalordito dalla coda di pellegrini già alle 3 della notte – commenta il rettore della basilica padre Enzo Pojana – Ho chiesto stamattina ai fedeli perchè fossero in coda già prima dell’alba e mi hanno risposto che per chiedere una grazia bisogna fare un po’ di penitenza. E’ stata una giornata lunga ed emozionante, oltre all’emozione di aver visto Sant’Antonio quella di aver incontrato pellegrini da tutto il mondo”.
La basilica dopo la cerimonia di traslazione del corpo del Santo e la prima giornata record di ostensione, riaprirà domani mattina alle 6 per la seconda giornata di ostensione il cui termine è previsto per sabato sera. Non sono arrivate ancora risposte da Città del Vaticano: per vie ufficiali la Veneranda Arca del Santo ha chiesto al Papa di prolungare il periodo di ostensione.



