Catechesi
Prima Lectio
2 feb
a cura di Mons. Pietro Desole
Tutto quello che dicono e raccontano i Vangeli è storico, ma non nel senso biografico che conosciamo noi. Intendono annunciare “l’evento pasquale”.
I primi Vangeli sono i cosiddetti “sinottici”, perché si possono mettere in colonna e leggere insieme e contemporaneamente (Luca, Marco e Matteo). Tutti concordano sul racconto della passione. Inizialmente, con molta probabilità, esistevano i cosiddetti “LOGHIA” (= i detti di Gesù, i fatti che lo riguardavano) successivamente confluiti in un contesto più organico.
I racconti dei Vangeli si muovono molto liberamente pur di riferire quello che riguardava Gesù. Il primo Vangelo è quello di Marco. Quasi sicuramente è esistita una prima versione in aramaico anche del Vangelo di Matteo, successivamente passata per numerose traduzioni greche.
Marco scrive il suo Vangelo per le comunità Romane, Matteo per quelle ebraiche, così gli altri evangelisti; dunque ciascuno di loro tenderà a mettere in risalto gli aspetti che più potevano comprendere le persone a cui erano destinati. Un esempio di ciò si può leggere sulla questione del divorzio ripresa da Marco e Matteo. Quest’ultimo nel capitolo XIX cita il ripudio solo per il marito perché tale pratica nella cultura ebraica era ammessa solo per gli uomini:
Cap.19 [9]Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio».
Marco invece, cita anche il caso opposto perché, nella comunità di Roma, anche le donne avevano questa facoltà:
Cap.10 [11]«Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; [12]se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».
Il Matrimonio presso gli ebrei veniva combinato dalle famiglie, a volte fin dalla nascita. Il fatto in sé era assolutamente vincolante. Si sviluppava in due fasi: la prima “la promessa” che pronunciavano i rispettivi genitori, la seconda fase consisteva nella “convivenza” all’inizio della quale il corteo dello sposo e quello della sposa accompagnavano i due nella nuova casa.
Al momento dell’incarnazione Maria era già “giuridicamente” sposata con Giuseppe. Se fosse stata ripudiata pubblicamente sarebbe incorsa nella pena mosaica della lapidazione. D’altro canto, Giuseppe, licenziandola in segreto avrebbe preso su di sé la colpa della sua gravidanza prima della convivenza commettendo il reato di vituperio pubblico (abbandono della sposa).
Dopo il sogno dell’angelo che lo rassicura sull’origine della gravidanza di Maria, Giuseppe accetta la volontà di Dio per sé.
Matteo inizia il suo Vangelo con la genealogia di Gesù per rispondere alla domanda di tutti: chi è costui? Nell’elencazioni di tutte le generazioni che lo hanno preceduto c’è, in realtà, la storia di Israele. In questo senso viene valorizzato l’Antico Testamento nel quale sono contenute le profezie che riguardavano la venuta del Messia, il Signore Gesù Cristo. (IS 7,14)
Un’altra importante considerazione da fare è quella sui “fratelli” di Gesù. Nella lingua aramaica esiste un unico termine per indicare i fratelli di carne dai parenti prossimi. Anche nell’A.T. Lot viene definito come il fratello di Abramo, quando sappiamo che in realtà era suo nipote.
Il fatto che Gesù fosse figlio unico è provato anche da due episodi evangelici. Nel ritrovamento di Gesù bambino al tempio (Lc 2, 39-52) è evidente che fosse l’unico figlio di Maria e Giuseppe.
Ai piedi della croce poi, Gesù affida sua Madre a Giovanni, uno degli apostoli, cosa che sarebbe stata inaudita se ci fossero stati altri fratelli.



